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Condotte a rischio nei giovani

Condotte a rischio nei giovani

Il termine “condotte a rischio” è una parolaallarme-alcol-adolescenti-italia che ingloba una serie di comportamenti disparati che mettono simbolicamente o realmente in pericolo l’esistenza. Il loro tratto comune consiste nella deliberata esposizione da parte del giovane al rischio di ferirsi o di morire, di danneggiare il proprio avvenire, o di mettere in pericolo la propria salute: sfide, tentativi di suicidio, fughe, vagabondaggio, alcoolismo, tossicomanie, disturbi alimentari, eccesso di velocità, violenze, rapporti sessuali non protetti, rifiuto di seguire un trattamento medico vitale, ecc. Le condotte a rischio non si riducono a giocare simbolicamente con l’eventualità di morire o di scontrarsi violentemente con il mondo; si realizzano a volte in modo discreto, ma mettono in pericolo le potenzialità del giovane, alterano le sue possibilità d’integrazione sociale e talora sfociano, come nel vagabondaggio, lo “sbracamento” o l’adesione ad una setta, nella dismissione identitaria. Alcune di esse, inscritte nella durata, diventano modo di vita (tossicomania, disturbo alimentare…), altre segnano un passaggio all’atto o un unico tentativo legato alle circostanze (tentato suicidio, fuga, ecc.). La propensione all’agire che caratterizza quest’età è legata all’incompletezza dei processi identitari, alla difficoltà di mobilitare in sé risorse di senso che permettano di affrontare gli scogli con altre modalità. L’agire è un tentativo di sfuggire all’impotenza, alla difficoltà di pensarsi, anche se è spesso gravido di conseguenze. Il corpo prende il posto della parola che non si può formulare. Nelle ragazze le condotte a rischio assumono forme discrete, silenziose, corporee (disturbi alimentari, tentativi di suicidio, scarificazioni, lamentele somatiche…), mentre nei ragazzi rientrano nel campo dell’agire e implicano un confronto con il mondo, spesso sotto lo sguardo dei coetanei (delinquenza, violenze, eccesso di velocità, tossicomanie, alcoolismo…). Toccano giovani d’ogni ceto sociale, sebbene il loro comportamento sia in funzione anche della condizione sociale. Un giovane d’ambiente popolare, a disagio nei suoi panni, sarà più incline alla piccola delinquenza o ad una dimostrazione di virilità per strada o con le ragazze, mentre un giovane di ceto privilegiato avrà, per esempio, più facile accesso alle droghe. La sofferenza di un adolescente è un abisso, non è commensurabile con quella di un adulto che dispone di esperienza sufficiente a relativizzare le prove attraversate, sapendo che il tempo ne smorzerà l’acutezza. Egli è spesso a fior di pelle, e le sue reazioni senza mezze misure, senza distacco. Un conflitto con i genitori o con gli amici, una rottura amorosa, una delusione, hanno per lui il passo di un dramma senza rimedio. Conosciamo, a questo proposito, la “futilità”, spesso evocata dagli adulti, dei “motivi” che portano per esempio ad un tentativo di suicidio. Forme d’adulto-centrismo che non permettono di capire la soggettività del ragazzo.
Le condotte a rischio sono in primo luogo dolorosi tentativi di ritualizzare il passaggio all’età adulta.

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