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I Cicli della vita della donna: LA GRAVIDANZA, secondo il modello psicoanalitico

I Cicli della vita della donna: LA GRAVIDANZA, secondo il modello psicoanalitico

Ldonne-incintaa gravidanza dal punto di vista psicoanalitico
Le ampie e profonde trasformazioni fisico-psichiche della gravidanza impongono una riorganizzazione dell’equilibrio tra investimento narcisistico e oggettuale. Perciò la gravidanza può rappresentare un momento di crisi. Rimettendo in circolazione intense ansie di separazione, da una parte essa rappresenta un’opportunità di raggiungere un nuovo livello di organizzazione del Sé, dall’altra apre a possibili involuzioni . Alcuni autori l’hanno perciò considerata l’ultimo gradino del processo di separazione-individuazione dalla madre.
Una giovane incinta deve mutare la relazione con se stessa fino ad identificarsi con il ruolo della sua stessa madre. In questa situazione è possibile che si verifichi una riattualizzazione delle difese utilizzate nei momenti di passaggio dello sviluppo in relazione al suo stesso corpo e alle sue identificazioni precedenti.
Il corpo deve essere l’oggetto di un nuovo investimento libidico-narcisistico che aiuti la ragazza a rinegoziare con se stessa e con i suoi fantasmi interni il possesso di un corpo femminile e a diventare una madre capace di provare piacere per il corpo del suo bambino. Diversamente ella sarà vulnerabile agli impulsi autodistruttivi – può arrivare ad avere un comportamento abortivo oppure può giungere alla decisione di non tenere il suo bambino.
Secondo Egle Laufer (1982), divenire madre coinvolge la perdita del legame libidico con la propria madre e con il suo corpo; un forte attaccamento residuo al corpo materno é perciò un ostacolo alla elaborazione del lutto per questa perdita.
Il rimodellamento dell’apparato psichico che la gravidanza comporta passa attraverso una parziale regressione narcisistica al servizio dell’Io, una regressione in sé benigna, ma che può scivolare verso la patologia.
Tale regressione al narcisismo e al ritiro della carica libidica verso il partner sono necessari per rendere la madre pronta alla mutazione del suo vissuto corporeo, a rivivere il distacco e alla disponibilità simbiotico/narcisistica verso il bisogno totalizzante/onnipotente del bambino. Si tratta dunque di un ritiro narcisistico non difensivo né patologico, bensì funzionale alla affermazione di un nuovo “essere” e al superamento del trauma della separazione, dove la necessità vitale del bambino di essere a contatto del corpo materno si giustifica e trova sostegno nel bisogno fisico, sensuale della madre di tenerlo a contatto con il proprio corpo.
La Mahler e i suoi collaboratori (1974) scrivono che l’Ego rudimentale del bambino appena nato deve essere completato dalla comunicazione emotiva delle cure materne, in una sorta di simbiosi sociale. Ciò fa sì che il tipo di comunicazione e le modalità di comportamento che la madre assume in questa fase del rapporto con il figlio siano inedite anche per lei, rispetto a tutte quelle che le sono state familiari fino a quel momento, rendendola parzialmente incomprensibile all’ambiente circostante e al compagno. Quasi a continuazione dell’esperienza vissuta durante i nove mesi precedenti, madre e bambino si nutrono emozionalmente l’uno dell’altra quasi un espediente naturale di superamento del trauma della nascita, che Chantal Le Chartier-Atlan, (2009) definisce la “madre di tutte le separazioni”, la cesura tra l’essere e il non essere, tra la vita e la morte.

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