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LA PSICOTERAPIA BREVE GENITORI-BAMBINI ASPETTI TEORICI

LA PSICOTERAPIA BREVE GENITORI-BAMBINI   ASPETTI TEORICI

bimnoLA PSICOTERAPIA BREVE GENITORI-BAMBINI

ASPETTI TEORICI

Rispetto alla tecnica d’intervento genitori-bambini proposta dalla scuola di Ginevra (Cramer, Palacio-Espasa), per gli Autori è fondamentale inquadrare dal punto di vista teorico come si è sviluppato il concetto della durata del trattamento a partire dall’opera di Freud.
E’ noto come il Maestro sia passato progressivamente da psicoterapie relativamente brevi (es. il trattamento di Dora dura undici settimane, mentre quello dell’Uomo dei topi ha la durata di meno di un anno) a lunghissime psicoanalisi, potenzialmente interminabili.
Partendo dall’applicazione dell’ipnosi e dalla suggestione, in Studi sull’isteria (Freud e Breuer, 1893-1895), l’autore verifica come tali tecniche siano efficaci per scopi sintomatici, in particolare per certi sintomi isterici che poi nel tempo lasciano però il posto ad altri sintomi. L’abbandono successivo dell’ipnosi a favore della libera associazione verbale da parte del paziente dà importanza rilevante alla rimozione delle resistenze nel processo terapeutico per permettere il recupero dei ricordi. Con il caso di Dora (1901), Freud scopre che importanti resistenze, possono presentarsi sotto forma di “transfert”. In Dinamica della traslazione (1912), indica che l’analisi delle resistenze e del transfert costituisce l’elemento fondamentale della tecnica psicoanalitica; i ricordi cominciano a perdere il valore che avevano in precedenza a favore degli affetti legati alle rappresentazioni nella relazione transferale. Successivamente gli studi legati al transfert e l’elaborazione psicoanalitica della “nevrosi di transfert” non fecero altro che contribuire ad allungare la durata dell’analisi. A partire dal 1920 con Al di là del principio di piacere e con la descrizione della seconda topica, Freud precisa molto chiaramente lo scopo fondamentale dell’analisi, ossia la trasformazione dell’Es in Io e il rafforzamento dell’Io al fine di renderlo più indipendente dal Super-Io. In questa nuova concezione dell’apparato psichico, le resistenze sono percepite come provenienti sia dal Super-Io che dall’Es. Con l’analisi delle resistenze e la scoperta delle resistenze considerate insormontabili, nonostante il lavoro analitico, Freud rende esplicita l’idea di un lavoro psicoanalitico che tende a prolungarsi indefinitamente nel tempo. Questa è la conseguenza di uno slittamento dell’analisi da certi aspetti contingenti del funzionamento (il sintomo) ad altri più intricati nella struttura della personalità, dove all’interno di questa esistono aspetti più periferici, come il Super-Io ed altri più centrali, come l’Io, con problemi di carattere e di narcisismo patologico la cui analisi non può essere che di lunga durata. Un tale tipo di processo non fa altro che diventare interminabile nel momento in cui l’analista vuole spingersi all’Es (Freud, 1937).
In realtà, esistono invece psicoterapie brevi che non hanno l’intenzione solo di risolvere i sintomi, ma anche di apportare alcuni cambiamenti strutturali, in particolare in riferimento a conflitti intrapsichici ben delimitati, per cui “focalizzabili” (Malan, 1963, Sifneos, 1978, Gilliéron, 1983). Le psicoterapie brevi genitori/bambini realizzano tale scopo. Questo tipo di intervento si differisce dalle forme di psicoterapia breve individuale dell’adulto e del bambino, in quanto non sono centrate su una forma “focalizzata” d’analisi di uno o più conflitti transferali sul terapeuta. La particolarità di un setting terapeutico con il bambino nelle sedute permette al terapeuta di non analizzare il transfert conflittuale del genitore su di lui.
L’arrivo di un bambino, comporta una ristrutturazione del sentimento di identità dei genitori, con l’assunzione di nuove identificazioni parentali e quindi l’uso di funzioni parentali di cura e protezione legati al fatto di diventare genitori e nella quale la novità rappresentata di questo ruolo e le caratteristiche del neonato giocano un ruolo fondamentale (Cramer e Palacio Espasa, 1993).
Questa nuova situazione può riattivare alcuni conflitti vissuti nel passato e si instaura il conflitto di parentalità, organizzato spesso in maniera nevrotica, con un insieme di ricordi del passato del genitore e d’immagini attuali delle relazioni con il proprio bambino.
Tuttavia accade che nei conflitti di parentalità organizzati in maniera nevrotica fanno spesso parte fantasmi di tipo narcisistico dei genitori che si scontrano con altre loro tendenze o desideri. Inoltre ci sono genitori con una conflittualità e problematiche parentali a predominanza narcisistica; da parte del terapeuta, in questi casi, è sicuramente molto più difficile mettere in evidenza queste strutture conflittuali e focalizzarle.
Secondo gli autori la parentalità è una “destrutturazione” piuttosto delimitata in un adulto che diventa genitore; quando il conflitto di parentalità si presenta organizzato in maniera focalizzata, il transfert più problematico del genitore avviene nei confronti del proprio bambino. Però il genitore poi tende a stabilire con il terapeuta una relazione che permette l’alleanza terapeutica chiamata “pretransfert positivo”, che consente una grande ricettività del genitore nei confronti delle interpretazioni fornite dal terapeuta facilitando un’azione psicoterapica breve. Questa terapia porta ad un’espressione degli affetti dei genitori che rappresenta il risultato dell’elaborazione e della risoluzione del “transfert” fatto sul bambino, che il genitore negava nel quadro di conflittualità stabilitasi nei suoi confronti. Lavorando sui “conflitti di parentalità” di tipo nevrotico, la terapia permette dei cambiamenti strutturali, in quanto la problematica del genitore si manifesta in maniera simbolica in seduta. Le associazioni del genitore fanno emergere sorprendentemente le immagini dei suoi genitori o di lui stesso bambino e permettono al terapeuta di visualizzare nelle associazioni la natura del conflitto. L’interpretazione permette la risoluzione di questo conflitto, toccando le pulsioni infantili del genitore, veicolate dalle identificazioni proiettive che fa sul bambino.
Nel caso di interventi psicoterapici brevi, il terapeuta svolge un insieme di interventi interpretativi, soprattutto cerca di mettere in relazione la problematica attuale che il genitore ha nei confronti del bambino con quella che ha avuto nel suo passato di bambino con i propri genitori. Integrando gli affetti si attua una risoluzione dei lutti del passato del genitore, attenuando il conflitto di parentalità ed operando, nel tempo della terapia (breve), mutamenti rapidi ma profondi Naturalmente quando la conflittualità parentale non è strutturata ed assume caratteristiche narcisistiche le associazioni dei genitori non permettono di mettere in luce rappresentazioni significative con i personaggi del passato che siano legate alle interazioni conflittuali con il bambino. Si realizza un “transfert di resistenza” nei confronti del terapeuta e le possibilità di un lavoro terapeutico breve sono altamente improbabili.
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