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20 Ott 2013

Sul tradimento.” L’eterno fanciullo” di Hilmann

Questo scritto di James Hillman intitolato “L’eterno fanciullo”
è fondamentale nella comprensione del tradimento, nella comprensione dell’animo umano oltre che nella cura delle ferite.
Il saggio prende corpo da una storiella ebraica, una delle solite barzellette
degli ebrei sugli ebrei.
Storiella ebraicaUP1105 (LB)
“Un padre, volendo insegnare al figlio ad essere meno pauroso, ad avere
più coraggio, lo fa saltare dai gradini di una scala. Lo mette in piedi sul
secondo gradino e gli dice: “Salta, che ti prendo”. Il bambino salta. Poi lo
piazza sul terzo gradino, dicendo: “Salta, che ti prendo”. Il bambino salta.
Poi lo mette sul quarto gradino, dicendo: “Salta, che ti prendo”. Il bambino
ha paura ma poiché si fida del padre, fa quello che il padre gli dice e salta
tra le sue braccia. Quindi il padre lo sistema sul quinto, sesto e settimo
gradino dicendo ogni volta: “Salta, che ti prendo” e ogni volta il bambino
salta e il padre lo afferra prontamente, continuando così per un po’. A un
certo punto il bambino è su un gradino molto alto, ma salta ugualmente,
come in precedenza; questa volta però il padre si tira indietro, e il bambino
cade lungo disteso. Mentre tutto sanguinante e piangente si rimette in
piedi, il padre gli dice: “Così impari: mai fidarti di un ebreo, neanche se è
tuo padre”.
Perché bisognerebbe insegnare ad un bambino a non fidarsi? Dove vuole
portarci l’autore raccontandoci questa storiella apparentemente molto
cinica? Hillman affronta in questo breve saggio il tema del tradimento. E cosa
significa essere traditi dal proprio padre? Da una persona così vicina? Che
senso ha il tradimento nella vita psicologica?
Ogni esperienza di intimità, per esempio l’amore, l’amicizia oppure il
rapporto analitico e terapeutico in genere, è una occasione di ritorno a
quella situazione di fiducia originaria, quel rapporto simbiotico madrefiglio.
Parliamo del bisogno di sicurezza come “fiducia originalcome zona
protetta in cui poterci esporre all’altro senza essere annientati, distrutti. E
non solo del bisogno di essere “contenuti” in un altro che non ci potrà mai
deludere, ma soprattutto del bisogno di proteggerci dalla nostra stessa
tendenza al tradimento, dalla nostra stessa ambivalenza.
È questo il mondo originario prima del male e prima di Eva, della “nostalgia
dell’essere una sola cosa con Dio”. In questo modo “non potremo far
andare male le cose, avere desideri sessuali, ingannare, sedurre, tentare,
imbrogliare, incolpare, confondere, nascondere, fuggire, rubare, mentire…

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